Quelli tra palco e realtà

Quelli tra palco e realtà

Prendo spunto da un titolo di una canzone di Ligabue per raccogliere alcune riflessioni attorno alla mia esperienza.

Il palco inteso come momento di visibilità, come qualsiasi occasione in cui un gruppo di persone si raccolgono per ascoltare qualcuno che si prodiga in una lezione, un workshop, o un racconto.

Tutte quelle volte che qualcuno è disposto a “prestare attenzione”. Il prestare non è un verbo casuale. Esclude il concetto di regalo, di dono. L’attenzione è un bene preziosissimo e estremamente conteso.
L’attenzione la si presta perché si è sempre pronti a ritirarla per dedicarla ad altro. Perché l’attenzione è una dimostrazione di fiducia e come questa non è un contratto definitivo ma una rapporto che va mantenuto nel tempo. L’attenzione va corteggiate continuamente come la più esigente delle amanti.

Il palco è il luogo del baratto: contenuti, qualità della comunicazione, capacità di impatto per attenzione. Il fuori dal palco è la ricerca delle conferme, della verifica della coerenza.

Nella mia esperienza all’interno del mondo della formazione e della organizzazione di grandi eventi formativi ho subito capito che c’è una grande differenza tra relatori eccellenti e relatori straordinari.
Questa differenza non la si può cogliere dal palco, ma assolutamente in tutto quello che è l’universo fuori dal palco. A riflettori spenti.

I personaggi straordinari sono caratterizzati dal fatto che il palco è “solo” una naturale estensione.

Le loro capacità divulgative sono il frutto di un perfetto rapporto con il pubblico, con i lettori o con i fan.
Vivono in un rapporto di continua osmosi con le persone che incontrano e questo scambio continuo li rende migliori costantemente. Sempre leggibili, lucidi, affascinati e coinvolgenti.

Diversamente ho conosciuto “stelle” molto meno brillanti. E non è mai un questione di capacità o contenuti a fare la differenza. Tutto risiede nella mancanza di un vero rapporto con l’uditorio. Quel pretendere di dare e di aver dato senza essere permeabili al contatto che è la vera fonte di ricchezza per chi fa il mestiere della formazione. La qualità del contatto fuori del palco, la qualità di ogni angolo incontro è in se un atto formativo, un atto divulgativo con il vantaggio della reciprocità. La straordinarietà si costruisce proprio li, in quello spazio tra palco e realtà.

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